13 maggio 1652: ricordiamo l’Ormeda!

Bordèu (Bordeaux), 13 maggio 1652, data importante ma dimenticata nella storia dell’Occitania, dell’Europa e più in generale della storia metafisica del mondo: un collettivo di cittadini non istituzionali giudica in cassazione una decisione di corte di un tribunale sovrano. È un vero atto rivoluzionario, non insurrezionale, non sottomesso, ma rivoluzionario in quanto pone la legittimità del popolo riunito al di sopra di quella del re e la sua giustizia delegata. Cittadini di Bordèu, borghesi o meno, ricchi o meno, la maggior parte dei quali delle classi medie (negozianti, artigiani, lavoratori) ma anche alcuni ufficiali giudiziari, avvocati, giudici, accademici, medici, militari e membri della guardia borghese avevano preso l’abitudine di ritrovarsi sui vecchi fossati pieni di olmi sotto Luigi XIII, a nord dei Carmes.

Dopo il fallimento della proclamazione di una “repubblica parlamentare di Bordeaux” nel 1650 e la guerra contro il Regno di Francia che ne era seguita, hanno pensato a modi per contrastare la nascente politica assolutista, considerando — senza dirlo davvero — di dare a Bordèu (e alla Guascogna) le sue precedenti prerogative di città-stato indipendente economicamente e regale. Tra i progetti di questa assemblea, che viene rapidamente chiamata “quelli dell’Ormeda” o “ormisti”, la creazione di un fondo di solidarietà reciproca per i disoccupati (membri della società), un fondo di solidarietà sanitaria reciproca, l’accoglienza degli stranieri come membri a pieno titolo (in un porto, è meglio), un sistema elettorale collegiale (la popolazione relativamente modesta lo consente) con un voto pro capite, il divieto di sedersi quando si è nobili (un principio della città di Bordèu risalente al Medioevo), l’obbligo di sedersi la spada al fianco…

Questi cittadini hanno un’iconografia (l’olmo, il serpente — simbolo di prudenza — che sale lì, la colomba — lo Spirito Santo — che porta anche il Santo Crisma all’incoronazione dei re, conferendo loro l’auctoritas del diritto divino — i cuori infuocati, il giglio rinato — che non è la fleur-de-lys reale…) e le valute: “Vox populi, vox Dei”, “Estote prudent sicut serpentes”, “Spes altera” (una nuova speranza), “No decifiet” (non si arrenderà…).

Nella notte tra il 12 e il 13 maggio 1652, quindi, il parlamento emise una sentenza che proibiva qualsiasi incontro pubblico in città, specialmente riunioni notturne, quindi qualsiasi incontro la sera o di notte. L’Ormeda, presa di mira, raccoglie e rompe immediatamente lo stop del parlamento. Il giorno dopo, il suo portavoce, il padre oratoriano Jaufré Gai (Geoffroy Gay), porterà la sentenza di Cassazione al primo presidente dell’Afís (Affis), l’assemblea della Grande Camera, che la appoggerà.

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